Finalmente un po’ di tempo per sedermi al blog e scrivere un po’.
In realtà non voglio “scrivere un po’” ma scrivere di una cosa in particolare.
È una cosa che mi ha dato fastidio e mi ha ferito, e a cui torno spesso coi pensieri da quando è capitata.
Da quel giorno, non ho fatto altro che aspettare di avere finalmente il tempo per sedermi al blog e parlare di lei.
È successo circa una settimana fa.
Erano circa le tre del pomeriggio, di sabato e io ero nel letto che riposavo. Edo era partito la sera prima. Io, parte mi sentivo sola, parte mi godevo la lieve e liberatoria solitudine dello starsene con se stessi a non far niente dopo vario tempo.
Mi ha svegliato la voce rabbiosa di una ragazza. È giovane; non dev’essere di molto più vecchia di me. Vive in un appartamento dirimpetto al nostro, più su di un piano, e io e Edo la conosciamo in quanto vediamo spesso lei e il suo compagno dalla finestra e li sentiamo parlare, presumibilmente come loro sentono noi, dalle finestre aperte. Hanno, come noi, la cucina e la camera da letto che danno sul cortile, che è un cortile molto piccolo.
In questo cortile abitano molti extracomunitari e ci sono addirittura due ristoranti, uno cinese e una pizzeria, che si affacciano su di esso come dirimpettai (solo che loro non si possono vedere perché essendo a piano terra sono separati da un muro, che divide lo spazio cortilico nei due cortili dei due condominii). Come si può immaginare, in questo cortile se ne sentono di tutti i colori. Loro, però, i nostri più affini dirimpettai, non li abbiamo mai sentiti litigare, né alzare mai la voce.
Da un anno circa hanno un bambino. Io e Edo rimaniamo spesso ad ascoltarli, dalla nostra cucina, mentre giocano o lo vestono o gli danno da mangiare. Finora mi son sempre sembrati contenti, anche se forse un po’ affaticati. Si sente che è un bambino che hanno voluto, e che la vita che fanno l’hanno scelta. Potrebbero essere Edo e me tra un paio d’anni.
Eppure, c’è sempre stato un sottofondo di qualche cosa, un qualche cosa di non completamente sereno; mi hanno sempre comunicato un senso di preoccupazione. Come se, pur essendo felici e pur avendo realizzato le proprie aspettative e pur essendo consapevoli di aver fatto la scelta giusta, trasparisse comunque come un presentimento che, di questi tempi, forse quella non era proprio la scelta ideale da fare. Come se avessero fatto una scelta maturata sin dall’infanzia, impiantata e cresciuta con l’educazione che è stata loro impartita, sviluppatasi con il prendere inconsapevolmente a modello i propri genitori e la propria società di appartenenza, costruita sulla base di un sistema di valori ricevuto e amato, ma una scelta che malgrado tutte le sue qualità e la sua buona fede viene attuata in un mondo diverso dal mondo in cui era stata pensata, tanto che alla fine risulta essere come indefinitamente anacronistica. Come se i condominii di oggi appena fuori del centro città, pieni di incertezze e dove gli italiani sono in minoranza, ci parlassero in continuazione di un mondo che non solo in questo momento è in costante mutamento, ma che da molto tempo ha salpato le ancore dal mondo che i ragazzi della mia generazione hanno conosciuto mentre esprimeva, ora so, i suoi ultimi desideri.
Ma queste sono idee a casaccio.
Non me lo sarei proprio aspettato. Aveva una voce cattiva, roca come cartavetra.
Ha detto qualcosa tipo: “No, fa niente, lascia stare” in crescendo e poi, distinto: “Aiutalo!”. Si riferiva al bimbo credo. Secondo me stava per farsi male.
Mi ha spaventata letteralmente (sono rimasta venti minuti a fissare il soffitto con il cuore a seimila) e mentalmente.
Potrei essere anch’io una madre così? Si diventa così quando si diventa madri? Mia madre spero non fosse così… Se diventare madri nel mondo odierno vuol dire avere una pressione talmente grande sul proprio ruolo e sull’incolumità dei propri figli, che si finisce per esser iper-apprensive fino a odiare l’esser madre, non lo so.
Non sono sicura che lo vorrei un matrimonio con questa rabbia. Come fa a durare un rapporto del genere? Io mi arrabbio a volte, come tutti. Con Edo litighiamo. Ma se gli facessi una così penso che non riuscirei nemmeno più a guardarlo. Sarò io atipica.
Non gliel’ho ancora raccontata.
Forse…