Non mi chiedete che fine ha fatto la mia pazienza. Da quando frequento la Mariastella, mai una volta che si sia dimostrata all’altezza delle aspettative. Nonostante le abbia parlato più volte dei problemi che ho nel parlare sinceramente con persone conosciute da poco, lei continua a pressarmi perché tutto d’un colpo mi apra senza che da parte sua faccia granché per fornire il canale comunicativo. È un frustrazione perché non so come affrontare la cosa e non so come dirglielo, dato che la conosco da poco. Ho paura che la relazione, se spinta troppo, possa naufragare prima ancora di essere salpata. Io davvero non so come dirglielo che ho bisogno di più tempo per poter passare a narrare delle cose più imboscate della mia persona. Non so come faccia una persona a non capire quando è il momento oppure no, se sta forzando o se sta mettendo l’altro a suo agio. Non vorrei dirlo, sinceramente non volevo arrivare a questo, ma proprio non pensavo la Mariastella si rivelasse una persona di questo calibro. È vero, vista da fuori sembra più valida di molte altre, ed è per questo penso che da principio sono stata attratta da lei e ho voluto fare amicizia. Sembrava ci fosse una specie di connessione, ma non c’è, è venuto fuori. Quanto dovremo aspettare? Io ho dei punti delicati che devo trattare, specialmente con una persona nuova, che non mi conosce. Questi punti però richiedono tempo per essere affrontati, scavati, srotolati con delicatezza e impegno. Non voglio affrontare le questioni più scottanti della mia vita con una persona che è contenta di parlarne davanti a un cocktail in un locale pieno della gente più disparata, tra una musica e le chiacchere di sottofondo. Come ripeto sempre, per creare un’amicizia vera c’è bisogno di condividere esperienze. L’affinità di partenza non basta; l’affinità di partenza è un bene se c’è, e anzi è fondamentale (per usare il linguaggio matematico di Edo: è necessaria ma non sufficiente), ma va sviluppata e coltivata. Le fondamenta non sono bastanti a fare la casa; poi ci vogliono le pareti, il tetto, le finestre e le porte. Vorrei che la Mariastella mi aiutasse a varcare una porta. Lei invece sembra voler fare un picnic all’aria aperta su delle rovine. Penso proprio di doverglielo dire, altrimenti non vedo futuro per questo neonato rapporto. Mi dia appigli, qualcosa su cui costruire la base di fiducia. Senza di essa non posso andare da nessuna parte, sono fatta così, lo so. Ormai mi conosco.
Non ho detto: mi conosco a menadito. Vorrei sempre conoscermi meglio. Però ci son cose che ormai so, di me. Non riesco a capire perché la Mariastella continui a dimostrarsi inaffidabile, superficiale e a mancare la serietà richiesta dall’instaurazione di un rapporto profondo come sembrava poter essere il nostro; quando, all’inizio, tutto sembrava così carico di benigni presagi. Anche Edo mi ha chiesto come andava, ha detto la sua: “Forza Mariastella! Puoi farcela! Sollevati alle aspettative che hai sollevato quando la Bisa ti ha conosciuta!”. Edo è fatto così, un incoraggiatore. Speriamo che questo commento di Edo venga ascoltato dalla Mariastella anche se lei di fatto non lo può sentire. È stato non richiesto ma è piacevole sentire qualcuno dalla tua parte. Ci tengo alla Mariastella, mi piace come persona e come donna, ma sembra avere la testa da un’altra parte. Vorrei che si preoccupasse di me più di quanto sta facendo adesso; come ha fatto all’inizio. Sembravo piacerle proprio tanto. Cosa è successo? Possibile fosse un bluff? Dai Mariastella! Rialzati! Sii presente! Ti voglio nella mia vita! Possiamo diventare amiche da favola come raramente se ne sono viste!
Le parlerò appena riesco. Speriamo che l’incitamento di Edo me la mandi buona.
Sollevati alle aspettative che hai sollevato
30 Settembre 2008 di catatonica
Pubblicato in A occhi sbarrati | Contrassegnato da tag dipendenze, inquietudini, lamentela, lessico umano | Ancora nessun commento.
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