Feeds:
Articoli
Commenti

Cappi d’amante

Gli dico: “Non ti devi più permettere di fare il nome di mia madre”.

Se dicessi io a lui tutto quello che penso di sua madre…

Costantemente sono costretta a parlargli, e di nuovo a parlargli, e poi ad ascoltarlo… Ma io non ho mica fatto niente di male, non ho mica ammazzato nessuno io. E lui sempre qui che ansima e che vuole, che vuole, sempre col solito cappio. Non è un uomo, è un cappio al collo.

L’ultima volta che ho provato a pronunciare la parola “lasciarsi” sapete cosa ha detto? Se mi lasci mi butto da un ponte con una corda al collo ma prima apro i rubinetti del gas faccio saltare tutto voglio che salti in aria il palazzo non puoi lasciarmi non mi puoi lasciare non puoi!

Ho detto? Un uomo, un cappio.

Asfissia… Provare a respirare con un’ombra di fianco, e dietro, e davanti che continuamente ti segue non è esattamente una cosa facile. Non m’importa quello che dicono gli altri. Io non ci sto. Non è vero che ho paura. È solo che sono abbastanza solitaria. E mi tocca fare certe cose, anche se non vorrei farle. Dovendo scegliere, certo, non lo farei, ma è impossibile, quando ci si trova davanti a queste evenienze, avere la possibilità di scelta, di chi dice: “Però io potrei sempre cambiare strada, nessuno mi costringe, nessuno mi impone di fare così”. Magari…

Magari fossi io quella persona che può parlare con queste esatte parole. A me non farebbe piacere dovere, come mia madre, occuparmi di masticare le cose che poi bisogna dare da imboccare ai figli. Lei l’ha fatto. Ma lei è fatta così. E quella è la sua vita. E io non sono lei. Non è detto che la mia vita debba essere uguale alla sua vita solo perché sono sua figlia.

E la scelta? E la possibilità di maturare, di crescere, di cambiare? Non è stata forse lei a dire che voleva che noi figlie arrivassimo a raggiungere quei traguardi che lei non ha potuto raggiungere perché era nata nel periodo storico sbagliato? Voleva che noi avessimo tutto quello che lei non aveva avuto, giusto?
E io ce l’ho.
L’ho, e la ringrazio tanto per questo. Non vorrei un giorno svegliarmi alla mattina e pensare che mia madre non ha fatto altro che ripetere una frase del genere – “Voglio che voi abbiate tutto quello che è mancato a noi” – solo per scimmiottatura culturale, solo perché era una frase di quelle che si dicevano, una frase che avevano in mente le nostre madri e i nostri padri e le nostre nonne e i nostri nonni perché non avevano la scelta, la famosa scelta, e non sapevano di cos’altro parlare, non sapevano cos’era la felicità, se lo dovevano far dire dagli altri, non sapevano cosa scegliere, non solo non hanno mai avuto la possibilità di scegliere, ma se l’avessero avuta non avrebbero saputo neanche cosa scegliere, veramente, non vorrei che questa fosse l’esatta condizione dei miei genitori, frasi dette a casaccio, ripetute, scimmiottate, masticate e mai capite…

Finalmente ci avete dato l’istruzione di massa, vorrei dirglielo a mia madre con le parole della Ponzi, e noi con l’istruzione di massa potrebbe essere che siamo diventate anche migliori di voi, cari genitori, non so se avrei mai il coraggio di dirvelo, o forse sì, ma è così, cari genitori, mi tocca dirvelo. Sono costretta a dirvelo, non lo capite? Costretta.

Quando capirete la parola costretta? Siete stati così tutta la vita, cari genitori, e io non è detto che debba essere come voi ed esattamente uguale a voi solo perché sono vostra figlia. Se scopro delle idee migliori o degli stili di vita migliori, cosa devo fare? Appiattirmi, solo per rispetto ai genitori? Questo insegna la Bibbia? Rispetto vuol dire appiattimento? Vuol dire depressione, costrizione, incarcerazione, imbecillimento?

Io gliel’ho detto: “Non ti permettere più di fare il nome di mia madre”.

Ma è ovvio che se lo fa ancora, scelgo ancora lui. E tu sai perché, mamma. Forse lo sai anche tu, caro papà. Lui è lui, ed è lui il mio destino. Così come il mio destino siete stati e sarete sempre voi.
Ha detto starà attento. L’uomo cappio.

La mania degli sms sta iniziando seriamente a stancarmi.

L’altra sera, in treno, tornando da B*** ho ascoltato una conversazione fra due ragazzini. Non li vedevo, erano seduti nei sedili dietro a me.

A un certo punto uno dei due, che evidentemente mentre l’altro parla sta giocherellando col cellulare, interrompe e fa: “Come non c’è spazio per nuovi emmemmesse? Zero!”. L’altro è piuttosto cortese: “Ah sì? Li hai finiti?”, e dimenticando le cose che sta dicendo si mette a dar consigli su come ricaricare al più presto il telefonino. Questi due ragazzini mi sono sembrati molto accondiscendenti uno con l’altro. Dalla quantità di dettagli di ciò che si raccontavano si capiva che non erano amici di lunga data ma si capiva che stava nascendo un’amicizia. Li ho invidiati. Giovani, candidi, spensierati.

La calamità degli sms non è che si è abbattuta sulle generazioni dei bambini, che quello posso anche accordartelo. C’è gente di quaranta e passa anni che non può fare a meno del telefonino in mano mentre fa qualsiasi cosa, segnatamente mente parla con la gente, segnatamente mentre parla con me. Segnatamente c’è anche gente che passa il proprio tempo a tempestare gli altri di sms. Segnatamente a tempestare me di messaggi. Non dirò chi. Dirò solo che questa persona passa per affabile e matura mentre invece ha solo preso al volo la svolta epocale del telefonino per trasferire su esso tutte le psicosi e i tic, le insicurezze e le inadeguatezze sociali. In pratica mentre parla faccia a faccia con la gente tiene in mano il telefonino, costantemente pronto a ricevere una chiamata.

Non gioca come fanno i bambini. Penso sia perché è abbastanza sveglio da non farsi cuccare in flagranza di comportamenti troppo esplicitamente infantili. Ciononostante i suoi comportamenti con telefonino alla mano sono in tutto e per tutto patologici. È inevitabile che le persone di questo calibro di malattia mentale siano tutte ammanicate con me o imparentate con me? Io trovo sbagliato che con la scusa della tecnologia e del progresso, adesso ci siano persone profondamente disturbate che pensano sia regolare mandare piogge di sms solo perché ce n’è la possibilità. O chiamare il prossimo ogni due minuti. Non è che perché hai il telefono e te lo puoi portare nella tasca della giacca allora devi stressarmi l’anima a me che sono chissà dove in città!

Questa mania degli sms è follia…

I maschioni oggi

Mi piacerebbe sapere quand’è che hanno inventato i ragazzi seri che non guardano le donne. Almeno mettetevi il vestito da prete! Così ci mettiamo l’anima in pace…

Ci sono certi ragazzi in giro, non lo diresti…

A guardarli sembrano dei satanassi, da pensare “Adesso, se non sto attenta, questo mi prende e mi sbatte come un animale che non sa né leggere né scrivere e capisce solo l’istinto e la figa”.

Invece… degli abbottonati, dei serissimi ragazzi che leggono, guardano dall’altra parte se li fissi, arrossiscono se apri le cosce per far scorgere quello che tieni in mezzo alle gambe o ti aggiusti una spallina giusto per smuovere una tetta…
Antipatici, antipatici che non sono altro.

Una volta eravamo noi donne a dover fare le sostenute per controbilanciare i troppo insistenti sguardi dei maschi. Adesso è il contrario! Non sai più cosa inventarti per attirare l’attenzione! Ma cosa è successo agli uomini? Perché non ci cagano più? Non ci credo che sono tutti gay.

Secondo me è successo qualcosa al mondo.

Perché c’è questa fissa del bacio degli uomini che stordirebbe le donne fino a lasciarle imbambolate?
Secondo me è solo una cosa dei telefilm e dei film. L’ha tramandato il cinema, questo mito dell’uomo affascinante che prende la donna mettendole una mano dietro la schiena e l’altra dietro la collottola per darle un bacio che la lascia intontita e anche un po’ rimbecillita. Nei film più vecchi, addirittura, non le dà neanche la lingua: le preme soltanto le labbra fortissimamente, praticamente le fa un male cane, e la poverina resta immancabilmente estasiata come per un’apparizione della Madonna. Cioè, sono riusciti a inserire un elemento liturgico nel lussurioso bacio! Ecco, come accalappiano la coscienza sempre un po’ bigotta di noi brave boccalone! Bacio che fra l’altro viene di solito dato dal tipico eroe dei film ovvero il classico tipo poco raccomandabile, che la sa lunga, er polipone con i baffetti e la voce vellutata, l’incantatore da sbarco di quelli che se non stai attenta ti sfilano anelli e borsetta mentre ti rincoglioniscono con il bacio a mozzafiato!

Ah. Io veramente vorrei che la smettessero con il mito del bacio dell’uomo. Prima di tutto perché sembra che sia l’unica cosa sensuale di un uomo, da come lo mettono. Sembra che una donna intorti un uomo solo per poter arrivare al fatidico bacio più potente di una dose di anfetamina. Meglio del sesso! (Ma, adesso che ci penso, mi sa che il bacio s’intende come preludio scenically correct del sesso). E tutte le conversazioni, gli sguardi, gli sfioramenti, i gesti, le parole sussurrate, i regali, le visite… tutte le cose che le donne vogliono veramente? Perché così – ci tengo a ribadire il mio pensiero – si propugna una figura della donna che da un lato l’unico interesse che riesce a trovare nell’uomo è l’orgasmo (che sia bacico, clitorideo o vaginale), dall’altro la sminuisce ancor di più perché la donna di suo non è che mette le cose in chiaro sin dall’inizio, come invece fa il maschio che vuole arrivare a quello che infatti lo fa capire senza storie, ma anzi, siccome la donna, si sa, è ingannevole, falsa e mentitrice, si finge finta pudìca, fa la ritrosa e se la fa pregare. Quindi, scusatemi tanto ma stride un po’ lo stereotipo del bacio maschile unica meta della donna, alla quale la donna regolarmente si abbandona con voluttà una volta arrivata lì, tanto da non capire più nulla e concedendosi totalmente a lui. Bell’immagine. Sostanzialmente è come dire: mia moglie basta che trovi uno che la bacia che potrebbe anche non capir più niente e andarsene dietro a quello! Per continuare quello che stavo dicendo: stride. Essì, stride, perché se un bacio vale tutto un corteggiamento, e se l’obiettivo è solo arrivare lì, allora tutte le ritrosie, le moine, le piccole concessioni e le altrettanto piccole ritrattazioni, i paletti morali (storia seria, mi ami o non mi ami, sposami, ecc.) messi dalla donna si scoprono ancora di più come trame e tranelli falsi e senza alcun fondamento oltre che privi di qualsivoglia utilità! Che la donna sia menzognera lo sapevamo e non fa certo onore al genere a cui mi pregio di appartenere, ma il mito del bacio dell’uomo (che ovviamente è invenzione degli uomini!) fa apparire la donna ancor più demente perché lussuriosa e perditempo, perniciosa e cattiva. Non è giusto!

Mi chiama la Morgo, un’amica di mia mamma alla quale ero molto legata quando ero piccola. Di pomeriggio veniva spesso a casa nostra quando la mamma ha fatto il periodo da casalinga per star dietro a me e a mia sorella, e ce la ritrovavamo spesso anche a cena. Anche lei era casalinga ma con la passione della pittura, disegnava da Dio e faceva sempre qualche disegno, alcuni li conservo ancora. Spesso giocavamo a carte o a giochi da tavolo. Crescendo, sono anche andata spesso con lei a teatro o a concerti. Per un sacco di anni ho passato una o due settimane, a seconda, nella casa che aveva nella campagna emiliana dove lei stava sempre praticamente tutta l’estate.
È più vecchia di mia madre. Si sono conosciute all’università, dove lei frequentava dei seminari di filosofia e teologia e sono diventate amicissime. Ha tre figli: uno è fotografo, uno ha una ditta di edilizia e la più giovane lavora in pubblicità.
Be’. La Morgo dopo anni che non la sentivo devo dire che l’ho sentita proprio invecchiata e un po’ rincoglionita. La cosa mi ha dispiaciuto molto perché ho sempre avuto una grande stima per lei, e mi dispiace adesso pensare queste cose.
Mi dice che non me la devo prendere per il lavoro che ho perso, che se sono depressa mi può aiutare lei, che vuole vedermi sorridere e che devo cercare di tirarmi fuori il prima possibile dalla depressione. Ma io il lavoro l’ho perso tre anni fa, ed è da un anno e mezzo ormai che ne ho trovato un altro.
Cioè: mi parla di una cosa successa tre anni fa, e soprattutto io sto benissimo! Si è proprio rincoglionita. Ma cosa pensa? Che sono rimasta esattamente come l’ultima volta che mi ha visto? Ma io mi stupisco che certa gente possa essere così stupida, sarà la vecchiaia, veramente. Ma non è che si sente vecchia e sola e ha bisogno di sfogarsi su qualcuno dicendogli che ha bisogno d’aiuto? Io non so cosa fare non so come dirglielo, però non posso permettere a una persona che non vedo da così tanto tempo di farmi di queste telefonate e letteralmente insultarmi al telefono dicendomi tirati su, fatti curare, voglio vedere un sorriso, come se fossi ancora una bambina. Se questa persona mi vedesse e capisse la vita che ho fatto negli ultimi tre anni probabilmente si renderebbe conto che è lei, probabilmente, quella che ha bisogno d’aiuto.
Purtroppo i vecchi quando diventano vecchi tornano bambini e questo non sarebbe neanche un male, se non pretendessero di trattare te come un bambino. Quanta stupidità. Lasciatemelo dire. Cara Morgo, non te la prendere a male, niente di personale: purtroppo però ci sei dentro anche tu.

Quand’anche non fosse stato il caso di fare un bagno, stasera, perché l’avevo già fatto stamattina e ho una scadenza tra due settimane che sto irresponsabilmente trascurando, io l’ho fatto lo stesso, ne avevo voglia.

Sono rimasta seduta sul bordo della vasca mentre l’acqua scorreva. È successo che l’acqua all’inizio era fredda e io mi sono messa ad aspettare, e mi sono assorta. L’acqua nel frattempo è diventata calda e io mi sono accorta che sono rimasta ad aspettare un sacco di tempo prima di capire che bastava mettere la mano per sapere che era calda. L’acqua era diventata calda da tempo e io non lo sapevo, e sono rimasta assorta sul bordo della vasca ad aspettare senza realizzare che bastava mettere la mano. Ho aspettato che l’acqua diventasse calda mentre l’acqua era calda. Io non lo sapevo, ma solo perché non avevo ancora messo la mano.

Chissà perché ne parlo. È come se dovessi arrivare a un significato segreto, come se stessi aspettando di arrivare a questo significato.
Ho paura di essermi di nuovo assorta.

Eccomi qua. Dopo sei mesi a lavorare per gli uomini assolutamente fantastici per cui lavoro, finisce finalmente lo stage e mi assumono a tempo indeterminato. Vuoi vedere che è la volta buona che qualcuno rivolgendomi la parola in quel simpaticissimo ufficio userà finalmente un tono ugualitario? O è troppo sperare che mi trattino come un essere umano a tutti gli effetti?

Seduta sul davanzale del balcone ascolto i R.E.M. Dite quello che volete ma Automatic for the people non uscirà mai dalla mia casa. Siccome, tra l’altro, ormai sono tre settimane e mezza che ho smesso di fumare, si dà il caso che mentre ascolto musica non faccio, come al solito, la tabagista accanita sponsorizzatrice delle Marlboro Light. Sono passata direttamente all’uso di sostanze stupefacenti!
No… scherzo. Mi vergogno un po’ a dirlo, ma da quando ho smesso di fumare mi sono abbastanza affezionata ai bastoni di liquirizia. Il consiglio della dottoressa amica di mia mamma si sta rivelando un buon consiglio, sempre che non diventi una nuova dipendenza! Ah! Ci sarebbe da ridere…

Voi pretendete di parlarmi
Voi volete la mia attenzione
Voi non rispettate
Voi mi dite le vostre cose guardandomi negli occhi
E non vi vergognate
Quand’anche doveste avere un minimo ragione
Non esiste che io vi possa
Rispondere da amica
Perché è più forte di me
Non lo posso
Non ne ho capacità
Provate a parlare
Con capo abbassato
A scusare, innanzitutto, voi stessi
A chiedere — perfavore
Rispondere — a tono
Immaginar
Di essere la persona che vi ascolta
Solo allor
Io potrò
Ascoltarvi e interessarmi
Altrimèn
Non c’è storia
Né io né voi
Siamo e ci saremo
Più
In questa fugace terra
Con ampie girandole
Che domandano parvenze
E rispondono in pantofole

Due categorie

Mio nonno diceva: “Gli uomini si dividono in due categorie. Quelli a cui non piacciono le cose perché non riescono a capirle, e quelli che le capiscono e proprio per questo gli fanno schifo.”

Barbone e pagliaccio

Non riesco nemmeno a immaginare cosa succederebbe se tutte le persone che vivono in questa città fossero come il tipo che ho incontrato stamattina.

Mentre mi sto avvicinando alla fermata del tram ho il tram che prosegue a passo d’uomo di fianco a me e sta arrivando proprio in quel momento anch’esso alla fermata. Alla fermata, un tizio strampalato con un braccio dritto in aria fa dei gesti da vigile urbano come se stesse dicendo al tram: “Vieni avanti. Circolare”. Gli manca giusto il fischietto da capotreno. Mi dico: “Ecco un altro svitato”.
Lo svitato sale sul tram. Io subito dietro di lui. Appena salita sento che dice, con una parlata da amicone milanese, che mi fa capire che non è né straniero né completamente pazzo: “Che sigaretta è quella lì, di plastica?”. Probabilmente è solo un uomo che soffre, che ha bisogno di farsi notare e per questo fa il pagliaccio. Mi giro e noto che colui cui il pazzo ha rivolto la parola, sedendovisi accanto, è un ometto dall’aria non troppo fiera che ha in bocca una di quelle finte sigarette per perdere il vizio del fumo per gradi.
Guardo il pazzo e mi accorgo che ha gli occhi azzurri. I capelli sono di un biondo non troppo chiaro, ma forse è solo sporcizia. La cosa che si nota di più sono i denti marci e diradati, perché continuando a tenere il suo comizio ha sempre le fauci spalancate. Se non fosse per i denti, e per i pantaloni sporchi e unti che mostrano chiaramente che non dorme sotto un tetto, sarebbe neanche ripugnante. Si vede che è un uomo che ha un passato, un passato da persona rispettabile. Smetto di guardarlo e mi faccio gli affari miei, ma continuando ad ascoltare. A un certo punto, parlando del vizio del fumo, dice: “Mio padre”. Mi rigiro mentre dice: “Mio padre era un fumatore moderatissimo”. Calca sulle s di “moderatissimo”. In quel momento gli guardo di nuovo gli occhi e provo compassione. Lui lo capisce e per una frazione di secondo si deprime. Lo noto solo io perché lui continua, per non far notare a nessuno questa debolezza, il suo numero da pagliaccio declamatore che sentono tutti nel tram.

Questo pazzo in realtà l’avevo già visto una volta in via Liberazione, sempre a una fermata di tram. Io stavo andando a un appuntamento importante ed ero tutta concentrata. Lui era sbucato all’improvviso e si era messo a cantare “O mia bela madunina” a squarciagola ponendosi di fronte alle varie donne e importunandole in questo modo. A me, complice il fatto che avevo altre cose per la testa, aveva fatto irritare e già allora l’avevo fissato negli occhi più che altro per capire cosa c’era in quella testaccia malata, e per fargli capire che non avevo paura di lui, non avevo paura di uno che se la prende con le donne e le vecchie. La mia era passata per arroganza ed era stata controproducente perché non aveva fatto altro, in un momento in cui non ne avevo proprio bisogno, che attirarlo a me e facendolo venire a cantare. Si era messo a un metro da me continuando a cantare. Io avevo sostenuto lo sguardo.
Facevo così anche perché, prendendolo per poveretto bisognoso di attenzione, credevo che dandogli l’attenzione necessaria poi avrebbe smesso, soprattutto di importunare le donne e le vecchie. Ma poi, comprendendo che non aveva intenzione di smettere ma anzi che probabilmente stava solo cercando il pretesto per prendersela con qualcuno, e litigare, mi ero talmente irritata che avevo incominciato a tremare di rabbia. Lui, per un attimo, percependo la rabbia, aveva abbassato le orecchie e si era spostato, togliendomisi da davanti. Poi, passeggiando per lo spazio della fermata sempre cantando, non appena non aveva più avuto il mio viso rabbioso sotto gli occhi, si era reso conto di quello che era successo e si era vergognato di aver ceduto davanti a una donna, ed era tornato indietro con l’intenzione di replicare, più che continuare, i suoi importunamenti.
Cosa che non avrei sopportato. Pur di non fare una scenata, dato che mi conosco, presi e andai via. Camminai per quindici minuti e mi recai alla fermata di un altro tram, che mi avrebbe portato non lontano da dove dovevo andare. A causa del pazzo rischiai di arrivare in ritardo. Ma il problema è che rimasi irritata tutto il giorno, ripensando al triste importunatore di brave persone.

Oggi, quando l’ho rivisto, non mi sono accorta che era lui fino a quando non l’ho guardato in faccia. Ero già sul tram. Probabilmente va in giro tutto il giorno per Milano, è un barbone conosciuto, pagliaccio famigliare. Viene scusato ma non dovrebbe essere scusato, dovrebbe essere curato. Visto che non ha problemi a parlare di sé, sarei curiosa di incontrarlo di nuovo e sentire la storia di come è diventato pazzo.
Peccato che fra un mese sono di nuovo a Torino.

« Articoli più recenti - Articoli precedenti »